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Clafoutis di fragole e rabarbaroHo ritrovato una cartella di fotografie dimenticate in un angolo remoto del computer. Benedetto cielo, che tesoro! Quest’estate sono stata con Matteo a trovare un’amica nella Svizzera Francese. Siamo arrivati nel primo pomeriggio: troppo tardi per il pranzo, troppo scortese non offrirci niente. In linea con la migliore tradizione di ospitalità un po’nordica e un po’elvetica, ecco che nell’incanto del delizioso terrazzino vista monti/vallata/lago di Ginevra si materializzano sfoglia di mele calda, bricco di panna e composta di rabarbaro.Un’accoglienza coi fiocchi, uno di quei momenti che ti ricordi legato al profumo della merenda e del legno scaldato dal sole, che sa di resina.

merenda in SvizzeraPerò il vero protagonista è stato decisamente lui, il rabarbaro. Sogno irraggiungibile. Così buono e così difficile da trovare dalle nostre parti. Io non so, la gente non lo apprezza, non lo conosce, non ne è incuriosita. E così si resta legati all’idea che il rabarbaro sia amaro. Perché si pensa al Rabarbaro Zucca e alle caramelle al rabarbaro che la nonna aveva sempre in borsa. Prodotti ottimi, ma quella è la radice di rabarbaro. Quella sì che è amara, e buona. Il fusto no, è diverso. A vederlo sembra un grosso sedano rosso – e già il colore me lo fa amare, perché è vivace e intenso. E in effetti sa un po’ di sedano, ma è aspro. Sedano al limone. Però più buono, se no basterebbe marinare del sedano nel limone ed ecco fatto il rabarbaro. No no, non è così riduttivo.

Di solito il rabarbaro è abbinato alle fragole, proprio per questa sua nota acidula che ci sta tanto bene. E io mi sono attenuta a questo classico d’oltralpe, già da quando ho affermato che non avrei lasciato la Confederazione senza per lo meno due chili dei preziosi fusti.

Così è stato e, tornata a casa, mi sono messa al lavoro. Veramente una parte l’ho utilizzata “pura”, per farci una composta con solo un po’ di zucchero. La morte sua è un goccio di panna liquida e via, a cucchiaiate, tiepida. Ma questa è un’altra storia. Qui adesso ci concentriamo sulla clafoutis: dolce di origine francese tipicamente realizzato con le ciliegie, può essere declinato in tute le varianti di frutta che vi saltano in mente, o nel cestino della spesa. Una specie di grossa crepe che ingloba i frutti (che vincono alla grande nel rapporto impasto-ripieno), morbida e leggera visto che non contiene burro.

Vediamo questa clafoutis alle fragole e rabarbaro:

  • 250 gr. di fragole pulite e tagliate
  • 250 gr. di rabarbaro (il fusto) lavato e tagliato a rondelle
  • 100/120 gr di farina
  • 90/100 gr. di zucchero
  • 1 bustina di vanillina
  • 2 uova
  • 200 ml. di latte

Clafoutis in fieri

Disponete la frutta in una tortiera imburrata.

In una ciotola mescolate tutti gli altri ingredienti: l’impasto deve risultare molto fluido – diciamo ben più dell’impasto per una classica torta, un po’ più denso di quello per le crepe.

Versatelo nel centro della tortiera lasciando che si allarghi insinuandosi tra i pezzetti di frutta.

Infornate a 180°C per 30 minuti, o un po’ di più se la vostra clafoutis vi sembra palliduccia.

Servite spolverata di zucchero a velo o di cannella. O di entrambi, perché no…

Clafoutis fragole e rabarbaro

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