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È da qualche anno ormai che vado matta per le sagre. Sarà l’età…. Ricordo di essere stata, un paio di estati fa, ad una “sagra del vitello intero” in Piemonte e con le amiche si sono sprecate le congetture sul vero significato di quell’INTERO. Cioè, se poi lo tagli per mangiarlo non vale più? O avremmo trovato un girarrosto enorme con su un vitello a cuocere, intero? Vero, non sono battute particolarmente divertenti. Ma in quel frangente noi abbiamo riso un sacco, ve lo posso assicurare. Sapete com’è, no? Effetto scuola media. Che quando suona la campanella si dice alla prof: “prof, è suonata!” e giù a sghignazzare.

Tra l’altro a scuola ci sono tornata proprio oggi e non vedevo l’ora. Studio giapponese da 5 anni (e lo scrivo solo perché tanto non ho nessuno di fronte a farmi la domanda che più spesso mi è stata rivolta in quest’ultimo lustro: perché non cinese? Perché no.) e ogni ottobre è un po’ come tornare dalle vacanze scolastiche: si ritrovano i compagni, si ritrovano i prof… anche se stasera ho scoperto che la bidella Sandra è andata via. Ma come? Però c’è quel filino di emozione che si mescola al “non ce la faccio più!”, ma in realtà è tanta la voglia di stare nei banchi, chiacchierare di nascosto, fare i compiti a casa. Che bello, farei la studentessa per sempre. Anche se poi a fine anno c’è l’esame e tutti lì a tremare come se avessimo 15 anni. Magari…

Ma torniamo alle sagre. Tre anni fa la scoperta, anzi: La Scoperta, maiuscolo. La Sagra della Zucca di Dorno (PV). Ancora di più, perché alla sagra vera e propria non ci sono mai stata, la “Cena di Süc” del sabato sera. Ho già detto che oltre che per le sagre, vado matta per la zucca? Ma proprio matta! In questo periodo la mangio tutti i giorni. Oggi due volte, per non farmi mancare niente. Potrei prendere in considerazione anche la colazione… ma non divaghiamo.

Così, alla ricerca disperata di feste gastronomiche per paesi e paesini lombardi, nel 2010 Matteo e io siamo incappati in questa promettente iniziativa: una cena tutta a base della magnifica cucurbitacea, un intero menu servito al tavolo, senza risse al bancone e numerini da prendere e posti a tavola da cercare. È stato subito amore. Non dimenticherò mai i cannelloni zucca e tartufo, o il branzino alla crema di zucca. Così come, il secondo anno, la creme brulée di zucca con fonduta di formaggio…

Così, è diventata una specie di tradizione. Quest’anno ci siamo organizzati per tempo, abbiamo sparso la voce e in 15 ci siamo presentati all’evento – previa prenotazione, indispensabile!

E quest’anno ho anche pensato bene di documentare la serata.

Cominciamo allora, e vado a citare le portate così come riportate sul menu ufficiale. Iniziamo con il benvenuto dello chef:

un amuse-bouche con cubetti di zucca, un formaggio fresco che poteva essere ricotta di bufala lavorata con del miele, crauto rosso e bianco… posso sbagliarmi, naturalmente, perché gli ingredienti erano segreti… Eccellente cromaticità, decisamente “amusante”, se mi permettete la licenza.

E poi – rullo di tamburi, seguito da solenne silenzio per la

parmigianina di zucca

Eccellente. Peccato solo che l’immagine non le renda giustizia, è pure un po’ sfocata. Anche la bechamelle bianca su piatto bianco non aiuta, ma vi dico che quelle lamelle di zucca alternate a strati di formaggio fuso, calde e ben rosolate in forno hanno suscitato entusiasmo vero e una lotta all’ultimo bis… per i pochissimi fortunati che l’hanno ottenuto.

Si è poi proseguito con zuppa di zucca ai funghi con croccantezza di grana

Molto buona. Purtroppo non l’ho fotografata perché non era affatto fotogenica, ma il sapore era ottimo. Una pecca: mancava la croccantezza di grana. Sgomento generale.

Subito però dimenticato grazie al risotto di zucca Bertagnina al rosmarino e liquerizia

Così cremoso e arancione! Il rosmarino come sempre è stato una ciliegina sulla torta. E la liquirizia regalava un accenno di profumo che veniva fuori un attimo dopo, dolce e persistente.

E ancora, come secondo suprema di galletto in fricassea con chips di patate viola e purea

Più che purè era una crema, un sughino di zucca. Comunque delizioso. Per non parlare delle patate viola, che solo perché erano viola facevano duecentotrenta punti in più.

Fortunatamente mi è rimasto un po’ di spazio per il dessert, di cui dopo il mio ho spazzolato anche quello della mia amica Mary, vicina di posto e così gentile ad avermi offerto metà della sua porzione… sarebbe stato scortese dire di no, giusto?

bonnet di zucca e crema all’amaretto

Eccolo, con quel velo di crema all’arancia che bilanciava la dolcezza dell’amaretto, eccolo in tutto il suo splendore! Premetto che a me il bonnet piace a prescindere, ma questo l’ho trovato da rifare. Quantomeno provarci, minimo.

L’anno prossimo sarà la decima edizione, pare che ai presenti sarà offerta una selezione dei migliori piatti finora elaborati dallo chef Massimo Della Vedova. Non vedo l’ora. L’unica cosa che spero di non ritrovare sono le ecoposate in legno. Molto belle, molto ambientaliste, ma un cucchiaio che sembra la versione ingrandita di una palettina da gelato (vi sfido a mangiarci la zuppa) e sa di albero, la forchetta che non scivola sulle labbra perché la superficie è ruvida e fa attrito e un coltello che fa finta di tagliare – meno male che il galletto era morbidissimo! – hanno tolto un po’ a quella bontà  a cui, comunque, continuo a ripensare progettando cene a tema…

A presto!

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