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La maggior parte dei giorni sono a casa per pranzo. Settimana scorsa invece mi è capitato di essere fuori quasi tutta la settimana, che non è neanche male come cambiamento. Solo che una sera ritorno e Matteo mi fa: “Sai quel pane che abbiamo comprato dai turchi l’altro giorno? Mi ci sono fatto un kebab con l’hamburger di soia. Ne mangerei un altro subito”. 

Da lì a farmi scattare l’irreferenabile desiderio di kebab vegetariano è passato un quarto di secondo. Solo che ormai non era più ora di mangiare. Solo che poi non avevo gli ingredienti. Solo che… insomma, un sacco di impedimenti più o meno importanti mi hanno costretta ad aspettare per giorni. E intanto ci pensavo, a cosa avrei messo dentro e a come avrei scaldato solo un pochino il pane per renderlo appena morbido ma non molle…. L’hamburger di soia, come da indicazioni ricevute. E poi? Mhhh… altre verdurine. Sono onnivora, ma adoro tutti i sostituti proteici della carne. Li trovo proprio buoni. Le consistenze, i sapori: irresistibili. Così le verdure. Quindi posso essere invitata a cena con soddisfazione da chiunque, ricordatevelo.

Ecco, ora finalmente il momento è arrivato. Mi sono preparata il mio soffice, caldo, appagante, delizioso kebab vegetariano. E ne mangerei subito un’altro. Il primo morso gliel’ho DOVUTO dare prima ancora di fare la foto.

Autentico junk food sano, gioia per il palato e per gli occhi.

  • pane siriano: tondo, sottile, sfogliato. Come si vede nella foto, sembra un incrocio tra una piadina e una base di pizza. Ma molto più leggero.
  • hamburger vegetale con verdure
  • barbabietola
  • maionese
  • uno zic di habanero, la versione messicana del tabasco. Insomma, una salsa piccantissima al peperoncino.

La barbabietola è un’altra cosa che mi fa impazzire. Anni di rifiuto per poi scoprire un ortaggio che di splendido, oltre al colore, ha una consistenza e un sapore unici.

Quindi, ho sbriciolato un hamburger vegetale in una padella in cui ho messo anche una barbabietola tagliata a fettine sottili sottili, tipo le patatine del sacchetto. Mentre si scaldavano, ci ho appoggiato sopra il pane a mo’ di coperchio. Questo è servito al doppio scopo di trattenere il calore e scaldare bene il ripieno, nonché di scaldare il pane stesso che, come previsto, ha perso il suo rigor frigoriferi (supponiamo che “frigorifero” sia della seconda) ed è diventato soffice soffice, giusto per essere arrotolato e addentato.

Composizione classica: pane sotto, ripieno allungato nel mezzo, due-gocce-due di habanero e un’aggiuntina di maionese. A questa non ho potuto resistere, ma diciamocelo: è l’unico ingrediente junk del mio kebab. Omettendola, il piatto risulta addirittura vegano.

Ho piegato il bordo inferiore, arrotolato il tutto et voilà. Buonissimo. Veloce, quasi coroccantino ma non proprio, equilibrato. Mi sa che faccio il bis.

 

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