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Ormai non mi ferma più nessuno: dopo la colazione dell’infanzia ecco un’altra piacevole riscoperta. Il polpettone solitamente non compare nel menu di party memorabili o cene romantiche. Inoltre non ha un nome accattivante: per esempio avete mai definito uno spettacolo teatrale barbosissimo una “tagliata all’aceto balsamico”? No. Infatti. Un primo passo potrebbe essere chiamarlo in un modo diverso, per esempio Arrosto. Ancora più preciso: Arrosto Destrutturato (sì, insomma, per via della carne macinata o, come la chiamava anni fa un mio conoscente, “carne a vermi”. Era un conoscente molto molto giovane). E comincia già ad essere più simpatico, con un’idea di cucina molecolare che seppur opinabile non fa certo pensare a roba fatta con gli avanzi.

Bene, ora che il nostro ex-polpettone ha assunto la dignità di Secondo Piatto con tutte le maiuscole, posso dire con soddisfazione che quello che ho preparato due sere fa è stato spazzolato con voracità da tutti i commensali – sei – con grande gioia di chi ama le carni morbide morbide, di chi senza verdura non muove un passo e di chi già dalle scale si bea del profumo che sale dalla pentola.

Come per le polpette alla senape del brunch di domenica scorsa, l’immancabile fonte di morbidezza è la ricotta. Quindi, venendo alle dosi:

800 gr di macinato di manzo (eravamo 6 buone forchette)

250 gr di ricotta

300 gr di spinaci

2 uova

sale, pepe, noce moscata

Il procedimento è banale: si mescola tutto per bene e si forma il polpettone. Con queste dosi meglio farne due piccolini, altrimenti risulta troppo difficile da maneggiare. L’impasto sarà molle, attenzione!

Un filo d’olio in pentola e si fa rosolare la carne da tutti i lati a fuoco vivo. Meglio aiutarsi con due palette, che una non basta e finisce che si rompe tutto.

Appena la carne ha fatto un po’ di crosticina, mezzo bicchiere di vino rosso. Quando il vino sarà sfumato (quindi dopo che ha fatto CHHHHHH e appena non si sente più odore di alcol) si abbassa il fuoco e si mette il coperchio.

Non ci mette molto a cuocere. Dipende un po’ da quanto ogni salamone è grande, ma una mezz’oretta dovrebbe bastare. Schiacciando un po’ con la paletta, il polpettone dovrebbe essere morbido ma sodo, in pratica deve fare giusta resistenza senza squaquerarsi, ma senza ricordarvi quello che mangiavate all’asilo.

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