Tag

, , ,

Curioso come alcune cose che un tempo ritenevo tipicamente da anziani, oggi mi regalino della felicità vera. No, non sono ancora arrivata a passare le ore più calde del pomeriggio a guardare gli scavi. Anche perché durante le ore più calde del pomeriggio i lavoratori riposano, quindi non c’è molto da vedere… meglio il mattino presto che magari ci scappa anche una ruspa all’opera, non lo sapevate?! Comunque a dire la verità non erano le opere di ingegneria civile a cui pensavo quando ho iniziato a scrivere.Stavo più pensando a sapori che un tempo non mi dicevano niente e trovavo anche un po’ noiosetti, che ho riscoperto e imparato ad apprezzare da grande. Riflessione banale: i gusti cambiano e questo l’abbiamo provato tutti. Per esempio per anni ho rifuggito le acciughe, ma mi ricordo con estrema nitidezza una mattina a Ribadesella, al nord della Spagna. Mi sono svegliata prestissimo e a quell’ora del mattino di sicuro non mi sono messa a formulare dei pensieri. Però mi si è focalizzata in testa un’immagine di pesciolini spinosi, beigiolini e sottolio, e non resistevo più dalla voglia di mangiarne. Così, all’improvviso, senza una spiegazione e senza un precedente. La parte più frustrante è che tutto questo accadeva di domenica e tutte le polposissime e succulente acciughe per le quali la zona è famosa e che immaginavo allineate sugli scaffali dei supermercati – ok, si trattava dell’unico scaffale di un negozietto di alimentari, ma nella mia immaginazione erano decine e decine e decine di vasetti di vetro, lucidi e invitanti – non mi sarebbero state accessibili fino al giorno dopo. Ecco, così è iniziato uno dei miei più passionali pallini culinari, che ha trovato soddisfazione due giorni dopo quel significativo episodio vedendomi abbarbicata su uno scoglio a pascermi direttamente dalla lattina. Niente vasetti lucidi, purtroppo.

Fine della divagazione, perché qui il punto è un po’ diverso. Per tutta l’infanzia ho pensato che il pane col miele inzuppato nel latte rappresentasse un po’ l’ultima spiaggia della colazione. Che poi lo mangiavo anche io, ma con molta poca convinzione e solo se mi veniva propinato senza possibilità di alternativa. Ultima spiaggia, dicevo.

Già cominciamo col miele, parliamone: perché limitarsi a banalità quali acacia e millefiori quando si possono avere (se si è fortunati o si ha un apicultore di fiducia) rosmarino e corbezzolo? Poi dopo anni riassaggio l’acacia quasi per sbaglio e – bam! – rivelazione. Amore a seconda vista. E la cosa poteva finire lì.

Se non che un paio di giorni fa ho comprato una baguette davvero deludente: pallida e asciutta con una leggera idea di olio d’oliva. Ta-dahhhhh!!!! Ecco! Come baguette in effetti non valeva niente, ma aveva lo stesso sapore e la stessa consistenza del pane che mangiavo in montagna con le mie cugine quando eravamo piccole, chiassose e moleste. A ripensarci adesso, doveva trattarsi di panini all’olio. Non ho nemmeno avuto bisogno di pensarci e: nuova visione. QUEL pane, col miele necessariamente di acacia, pucciato nel latte. Sì, sì, non mi preoccupo nemmeno più di usare “inzuppato”. Qua andava proprio pucciato!

Ahhh, una colazione come non ne facevo da anni. Che gioia proustiana. Due giorni di seguito di latte, pane e miele. Poi è finita la baguette, mica che mi sono stufata!!!

Annunci